
AU è estensore e partner culturale del progetto Visioni Telluriche, vincitore dell’avviso pubblico STRATEGIA FOTOGRAFIA 2025.
VISIONI TELLURICHE è un progetto corale di indagine fotografica partecipata del Parco delle Colline Metallifere, Geoparco Unesco, che prevede la realizzazione di tre lavori di ricerca fotografica e tre laboratori sperimentali tenuti dai tre fotografi invitati (Moira Ricci, Andrea Botto e Giorgio Barrera), accompagnati ognuno da uno studioso di rilievo internazionale. Il progetto ha come finalità la realizzazione di un libro e di una mostra nel Museo Magma di Follonica che andrà a arricchire la
collezione dell’Archivio fotografico del parco proponente. È prevista la circuitazione della mostra presso il GeoMet e il MUBIA, già partner culturali e presso altre sedi espositive da individuare. Ogni progetto fotografico individuerà le tematiche attraverso i laboratori che, innescando relazioni partecipative, aumenterà l’impatto del progetto sulle comunità locali e metterà altresì in rete gli enti presenti nel territorio del parco rinnovando così le classiche campagne fotografiche.


GIORGIO BARRERA e ALESSANDRA CASINI, ex direttrice del Parco delle Colline Metallifere, archeologa mineraria che conosce pervicacemente il territorio dell’alta Maremma, hanno realizzato un laboratorio a Monterotondo Marittimo per costituire una base condivisa di ricerca e progettazione della tematica da sviluppare. Il laboratorio è una sorta di think-tank con sviluppi pratico – creativi. Una possibile finalità potrebbe essere la realizzazione di uno o più manufatti che nasceranno dalle esperienze, i sogni e le immaginazioni o fantasie dei partecipanti . Ciò che verrà concretizzato, reso fisico, sarà poi oggetto di fotografie. Le fotografie realizzate saranno la sintesi del reale e delle immagini immateriali dei partecipanti.
MOIRA RICCI e GIANMARCO SERRA, regista e autore audiovisivo la cui ricerca è incentrata su progetti culturali cinematografici che intrecciano narrazione, territorio e memoria, hanno realizzato un laboratorio è rivolto a chi ha un legame con la miniera e vuole condividere ricordi, gesti e storie. Si parte da un’immagine d’archivio: ognuno sceglie un dettaglio e lo racconta, lasciando emergere memorie e possibilità narrative. Da queste risonanze si creano, con disegno, parola o racconto orale, immagini e ricordi che confluiranno nel progetto finale. L’obiettivo è costruire un archivio vivo e collettivo della memoria mineraria maremmana.
ANDREA BOTTO e SARA BENAGLIA, ricercatrice visiva, docente e saggista esplora la fotografia quale pratica artistica realista che attraversa memoria e narrazione e come fenomeno storico-culturale. Un’esperienza collettiva per raccogliere storie, immagini, ricordi e pratiche: dalle miniere del passato alle forme di lavoro di oggi. Attraverso camminate, momenti di confronto e attività creative, costruiremo insieme uno spazio di ascolto e condivisione. Porta con te un oggetto, una foto, un libro o una storia da raccontare. Sarà un’occasione per riscoprire il passato e immaginare il presente insieme.





Ogni territorio è un sistema complesso e multidimensionale. Quello delle colline metallifere è particolarmente denso di storia, geologia, attività antropiche, ecc. Per sondarne la profondità e le specificità riteniamo necessario far dialogare le pratiche artistiche con quelle di altri saperi scientifici e popolari. Il lavoro di ricerca è stato affidato a tre artisti, infatti, piuttosto che affidarsi alla prospettiva di un unico autore, questo progetto ha l’obiettivo di attivare processi di condivisione del e con il territorio su cui insiste. Andrea Botto, Moira Ricci e Giorgio Barrera dialogano con 3 esperti (Sara Benaglia, Gianmarco Serra e Alessandra Casini) di differenti aree disciplinari e con linguaggi diversi (critica d’arte, antropologia, geologia) insieme a studenti, giovani artisti e abitanti del territorio. I tre progetti fotografici e i tre laboratori costituiscono un unico percorso creativo che adotta una metodologia di lavoro neurale e condivisa e saranno dedicati a tre dimensioni di possibile esplorazione del territorio, favorendo intrecci e sovrapposizioni.


1. il territorio come adattamento agli elementi naturali ma anche come impresa e trasformazione; 2. il territorio come tessuto di relazioni e interazioni; 3. il territorio come spirito intangibile che unisce e ispira. Questo progetto è necessario al Parco per rafforzare un percorso di dialogo e di legame con gli enti e le comunità locali. Abbiamo scelto di farlo attraverso la fotografia quale pratica di studio e disvelamento del territorio, delle sue dinamiche e delle sue trasformazioni, utile al parco e ai suoi utenti. La fattibilità è sottolineata dall’impegno dei sette partner culturali che hanno aderito all’iniziativa creando, per la prima volta sul territorio, un network per ulteriori progettualità. Inoltre il progetto consentirà di arricchire il patrimonio fotografico storico del proponente con opere di artisti mid-career noti a livello nazionale e internazionale per il loro approccio originale verso l’ambiente e per la ricerca connotata da pratiche multidisciplinari e collaborative a carattere antropologico, etnografico, storico, paesaggistico e sociologico del territorio.



Dopo una prima fase di promozione attraverso i canali dell’ente proponente e dei partner culturali, di sopralluoghi, di analisi dell’archivio del proponente, e di creazione dei laboratori, il lavoro sul campo iniziata già nel mese di gennaio per concludersi nel mese di maggio. Gli esiti del progetto saranno visibili nella mostra collettiva che inaugurerà al Museo MAGMA di Follonica e che successivamente circuiterà nel GeoMet e al Museo MUBIA , e raccolti in un libro bilingue, pubblicato da un importante editore nazionale (Allemandi/Quodlibet), che ospiterà le opere prodotte, il testo del curatore e della direttrice del Parco, i contributi degli esperti chiamati a collaborare ai laboratori e altri materiali raccolti, dando conto del processo partecipato e della metodologia adottati.


